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Il sistema piramidale è legale se le commissioni sono calcolate sul fatturato determinato soltanto dalle vendite
la Legge italiana n.173 sul network marketing

In Italia il network marketing è ben regolamentato, in maniera assai chiara ed efficace nel fine che il legislatore si proponeva nella definizione del'articolato di legge in questione e, quindi, nella tutela del distributore autonomo.

Il network marketing in Italia è regolamentato dalla Legge n.173 del 2005

La legge sul multilevel marketing


1- LA PIRAMIDE NON E' ILLEGALE

2- L'ART.5 PONE PRECISI LIMITI

3- QUANDO IL MLM E' LEGALE

4- I DIVIETI IMPOSTI DALL'ART.4

1 - La piramide in sè non è condizione di illegalità

In Italia, come negli Usa e in gran parte del mondo occidentale, il sistema di vendita cosiddetto piramidale è regolamentato da una apposita e chiara legge: la n.173 del 17 agosto 2005 definita “Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”.

Il primo aspetto che va evidenziato, prima di addentrarsi nei suoi sette articoli, è che la struttura piramidale del sistema di vendita, promozione o distribuzione non è illegale in quanto tale. Del resto, anche un normalissimo sistema di vendita, non di network marketing per intendersi, si sviluppa piramidalmente. Prendiamo ad esempio un normalissimo distributore di caramelle: al vertice della piramide c'è il distributore esclusivo del prodotto, sotto di lui 20 distributori di zona (ipotizziamo uno per ogni regione), un centinaio di “grossisti” (uno per provincia), oltre 8000 venditori al dettaglio (uno per comune)... Non è una piramide? Sì... E' una struttura pressoché identica a quella del multilevel marketing o che dir si voglia network marketing.

Lo stesso legislatore, quindi, smentisce categoricamente la diffusissima convinzione popolare secondo cui se un sistema è piramidale è ovviamente illegale. Infatti, un sistema piramidale, come qualunque altra cosa, può essere legale o illegale, secondo parametri ben definiti nella Legge n.173 che regolamenta le vendite a domicilio e la distribuzione autonoma di prodotti e servizi, nonché la struttura del sistema di remunerazione degli agenti: il network marketing appunto.

2 - L'Art.5 fissa precisi "paletti" sul network marketing

Tralasciando i primi articoli generici e che non affrontano direttamente la tematica del multilevel marketing (clicca qui per leggere l'intero testo di Legge) la chiave di questa legge è senza dubbio il primo comma del suo art.5, che recita: “Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l'incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi, determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura”.

A scongiurare ogni interpretazione diversa ci pensa poi il comma due dello stesso articolo di legge: “È vietata, altresí, la promozione o l'organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, catene di Sant'Antonio, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all'infinito previo il pagamento di un corrispettivo”.

Quindi, semplificando, il sistema piramidale è illegale solo se i componenti della stessa “piramide” vengono direttamente pagati su ogni nuovo componente reclutato o se l'accesso alla piramide è vincolato al pagamento di un corrispettivo; è perfettamente legale, invece, se il compenso viene calcolato essenzialmente sul fatturato -derivato dalle vendite- della piramide e non è previsto alcun pagamento diretto per l'accesso al sistema.

3 - Quando è legale e quando è illegale

Capiamo meglio partendo dalla classica catena di Sant'Antonio, o per meglio dire schema Ponzi. Si pagano 100€ e si attiva la propria posizione che permette, poi, di aprire altre posizioni agli amici incassando 50€ per ogni recluta introdotta, 30€ per ogni recluta introdotta dalle proprie reclute e 20 per chi paga introdotto dalle reclute delle proprie reclute e così via... E' chiaro che il sistema è destinato a collassare perchè i compensi saranno finanziati esclusivamente dalla “tassa” di adesione dei nuovi ingressi. E' un sistema palesemente illegale perchè il business non è la vendita o la promozione di un prodotto o servizio ma il mero reclutamento di “investimenti”.

Se, invece, una azienda propone, anche facendolo con i soli clienti, un sistema dove un distributore autonomo può vendere o promuovere un prodotto o servizio reale ma, al tempo stesso, può creare una rete di suoi “subagenti”, “subagenti” dei suoi “subagenti” e così via generando una rete, un network e, su tutti i livelli dello stesso, percepisse una percentuale del fatturato senza percepire nulla per il semplice reclutamento di “subagenti” (ma soltanto una percentuale sul fatturato prodotto da loro con la vendita o la promozione) il sistema è perfettamente legale, anche se palesemente piramidale.

Non può invece essere mai legale, come sancito al terzo comma dell'art.1, nessun sistema piramidale dove il servizio o prodotto commercializzato sia finanziario, assicurativo o immobiliare.

4 - l'art.4 vieta ogni obbligo di acquisto per il promoter

Non trascurabile, infine, neppure l'art.4 che senza mezzi termini stabilisce che nei confronti dell'incaricato alla vendita non può essere stabilito alcun obbligo di acquisto di un qualsiasi ammontare di materiali o di beni commercializzati o distribuiti dall'impresa affidante, ad eccezione dei beni e dei materiali da dimostrazione strumentali alla sua attività che per tipologia e quantità sono assimilabili ad un campionario, nonché di servizi forniti, direttamente o indirettamente, dall'impresa affidante, non strettamente inerenti e necessari all'attività commerciale in questione, e comunque non proporzionati al volume dell'attività svolta.

Dunque, in Italia il network marketing è ben regolamentato, in maniera assai chiara ed efficace nel fine che il legislatore si proponeva nella definizione del'articolato di legge in questione e, quindi, nella tutela del distributore autonomo.